LA CISTITE NELLA DONNA

La cistite è una infiammazione della mucosa vescicale che si manifesta con sintomi spesso estremamente disturbanti. Quando questa infiammazione è causata dall’azione di batteri si parla di cistite batterica.

La cistite batterica si manifesta molto più spesso nelle donne ed è caratterizzata da numerosi sintomi cosiddetti “irritativi”: la donna lamenta minzioni frequenti (pollachiuria), necessità di correre in bagno per uno stimolo improvviso e incontrollabile (urgenza), bruciore e/o dolore alla minzione (stranguria), sensazione di spasmo dolorosa dopo lo svuotamento vescicale (tenesmo).

Le urine sono  torbide, a volte maleodoranti. Talvolta è presente sangue (ematuria) e pus (piuria) nelle urine. In genere la cistite acuta e non complicata non causa febbre. Quando la temperatura sale notevolmente (> 38 °C) con brivido e dolore lombare è possibile che l'infezione si sia propagata ai reni (pielonefrite acuta).

I sintomi  della cistite cronica sono simili a quelli della cistite acuta ma in forma più lieve, e spesso permangono anche dopo la sterilizzazione delle urine con terapia antibiotica.

 Nell età adulta circa il 25-30% delle donne  viene colpito almeno una volta dalla cistite batterica;  di queste donne, un quarto svilupperà una  recidiva  entro  6-12  mesi. La ripetizione delle cistiti batteriche (cistite ricorrente) costituisce un problema di grande rilevanza clinica e sociale, di non facile soluzione. La cistite batterica si definisce ricorrente quando in 12 mesi se ne presentano 3 o più episodi. Il ceppo batterico può essere sempre lo stesso o può variare. Un tipo particolare di cistite ricorrente è quella post coitale, che si presenta puntualmente dopo il rapporto sessuale, e che può alterare profondamente la qualità di vita della donna e la sua vita di relazione.

 Fattori di rischio

Numerosi sono i fattori di rischio che predispongono le donne all’insorgenza ed alla recidiva degli episodi di cistite batterica:

·        La menopausa. La carenza di ormoni estrogeni causa alterazione  del normale trofismo vaginale, secchezza e assottigliamento della mucosa vaginale, riduzione delle difese locali.

·        Pregressi interventi chirurgici uro ginecologici, radioterapia pelvica

·        Ristagno di urine in vescica dovuto a svuotamento vescicale incompleto, per situazioni anatomiche ostruttive (ad es prolasso della vescica) o a scarso funzionamento del muscolo vescicale (detrusore)

·        Diabete mellito. Il diabete mellito è una delle cause principali di infezioni urinarie, sia perché la presenza di glucosio nelle urine favorisce la crescita batterica, sia per il danno delle strutture neuro muscolari della vescica e il conseguente svuotamento incompleto della stessa.   

·        Stitichezza. La stipsi è uno dei principali fattori predisponenti, poiché il ristagno di feci nell’ultimo tratto dell’intestino facilita il passaggio dei germi intestinali alle vie urinarie

·        Utilizzo di sistemi contraccettivi locali, quali le creme spermicide o diaframmi, che possono alterare la normale flora batterica vaginale e costituire un terreno di crescita batterica.

·        Uso non appropriato ed eccessivo  di farmaci antimicrobici, che alterano l’equilibrio batterico vaginale e intestinale, riducendo i lattobacilli normalmente presenti nella vagina e facilitando la colonizzazione di germi intestinali, in particolare l’Escherichia Coli

·        La predisposizione genetica all’insorgenza di episodi di cistite ricorrenti può essere correlata ad una carente risposta immunitaria locale IgA mediata o un’alterazione delle macromolecole che rivestono l’epitelio vescicale (urotelio) proteggendolo dalle infezioni

·        Carenza di Vitamina D

Meccanismi dell’infezione

I microbi più frequentemente coinvolti sono microbi comunemente presenti nell’intestino, specialmente l’Escherichia Coli. Lo Staphilococcus saprophyticus è invece presente nel 5-19% dei casi mentre altri patogeni quali lo Streptococcus faecalis o altre Enterobacteriaceae come il Proteus o la Klebsiella sono identificati più raramente.

Questi microbi raggiungono la vescica più frequente per la via ascendente,  che consiste nella risalita di agenti patogeni dal retto alla vagina e quindi all’uretra e alla vescica. Meno frequenti sono la via ematica e la via linfatica.  

Esami diagnostici da eseguire

La diagnostica di laboratorio si basa su esame fisico-chimico delle urine, esame del sedimento urinario, urinocoltura con antibiogramma.

L’esame delle urine e dimostra la presenza di batteriuria (presenza di batteri nelle urine) associata a leucocituria (presenza di leucociti nelle urine) e talvolta a microematuria. Un segno indiretto di infezione è la presenza di nitriti, normalmente assenti, che vengono prodotti da alcuni ceppi batterici.  L’urinocoltura consente la dimostrazione dell’infezione con l’identificazione dell’agente infettante, la determinazione della carica batterica e l’esecuzione dell’antibiogramma, un test che evidenzia quali sono gli antibiotici a cui il germe è sensibile, per consentire una terapia antibiotica mirata e razionale. Occorre sempre associare all’urinocoltura l’esame delle urine, dato che l’urinocoltura, da sola, può essere fuorviante per falsa  positività dovuta a contaminazione.

Non va dimenticato che una urinocoltura positiva, in assenza di segni indiretti di infezione nelle urine e di sintomi, non sempre va trattata, a meno che non si riscontri in una donna gravida; infatti la batteriuria asintomatica nella gravidanza va sempre trattata perché espone al rischio per aborto spontaneo e parto prematuro.

Dopo un episodio di cistite non è necessario eseguire uno studio morfologico delle vie urinarie mentre, in caso di episodi ricorrenti, va eseguito uno studio ecografico dell’apparato urinario, con valutazione del residuo post minzionale, e, nei casi più difficili da risolvere, una cistoscopia. Ulteriori indagini strumentali sono necessarie nel caso di persistente iperpiressia in corso di trattamento antibiotico allo scopo di escludere la presenza di fattori complicanti come una calcolosi nefroureterale o la presenza di un ascesso renale o perirenale.

La terapia

Curare correttamente la cistite sin dal primo episodio può fermare il circolo vizioso delle ricadute. La cistite ha in genere un decorso benigno e si risolve generalmente con un aumento dell’apporto idrico e un breve trattamento antibiotico. La terapia delle infezioni delle basse vie urinarie si basa sull’impiego di farmaci antibiotici la cui efficacia sui più comuni germi uropatogeni è nota. La terapia dovrebbe prevedere la minor durata possibile allo scopo di minimizzarne gli effetti collaterali ed il costo. Generalmente una terapia antibiotica di 3 giorni è sufficiente ad eradicare l’infezione microbica. Alcuni antibiotici (fosfomicina, prulifloxacina) possono essere utilizzati in monodose (una sola somministrazione). Nelle cistiti ricorrenti, dopo la terapia acuta finalizzata alla soluzione immediata della infezione, occorre impostare un piano di prevenzione delle recidive (profilassi), basato su regole igieniche, antibiotici, integratori. Le raccomandazioni generali includono:

·        Bere almeno  2 litri di acqua al giorno

·        Evitare di trattenere l’urina

·        Utilizzare biancheria intima in fibre naturali

·        Evitare il consumo di cibi e bevande che possono irritare l’intestino

·        Regolare l’alvo intestinale ed utilizzare fermenti lattici.  E’ importante anche trattare eventuali patologie coliche concomitanti

·        Evitare l’utilizzo di detergenti intimi troppo energici

·        Acidificare le urine.

·        Urinare prima del rapporto sessuale

·        Assumere derivati dal mirtillo rosso (proantocianidine) e di D-mannosio. Queste molecole, legandosi alle strutture superficiali dei batteri, ne impediscono l’adesione all’epitelio vescicale

·        Assumere antibiotici secondo lo schema  “long-temp low-dose”, vale a dire una piccola dose di antibiotico, in genere corrispondente a metà o a un quarto della dose giornaliera piena, somministrata la  sera, per lungo periodo, non meno di 3-6 mesi.

·        Nelle donne in menopausa ricostituire un adeguato trofismo della mucosa vaginale attraverso trattamenti a base di estrogeni (creme, ovuli) in vagina.

Quando queste terapie non sortiscono i risultati sperati si può passare alla somministrazione in vescica attraverso un catetere di sostanze a base di acido ialuronico,  che vanno a ricostituire lo strato protettivo di acido ialuronico e glucosaminoglicani, normalmente presente sull’epitelio vescicale.

Fonte: Gabriele Alberto Saracino
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